Nyctalopia

nycta

photo by melange

Notte degli orli – camminamenti taciti, balze verdi nel fossato adrianeo dove il serpente agosto striscia al piede dei pini. Luci ex-temporanee coercizzano visioni contemporanee. Le età dell’oro falso dileguano su fili di rasoi.

Rita R. Florit da Nyctalopia, raccolta inedita finalista al XXIX Premio Montano, 2015

 

 

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Ghérasim Luca – La Fine del mondo – Carte nel vento, dicembre 2013

la fine del mondo

Sul sito http://www.anteremedizioni.it/

il nuovo numero di “Carte nel vento”, la rivista on-line del Premio Lorenzo Montano.
http://www.anteremedizioni.it/montano_newsletter_anno10_numero21

Ghérasim Luca – La Fine del mondo – Carte nel Vento-Anterem, dicembre 2013

con una nota di Alfredo Riponi e Rita R. Florit


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Angèle Paoli – Il Leone degli Abruzzi

http://terresdefemmes.blogs.com/mon_weblog/le-lion-des-abruzzes-chez-cousu-main.html


 

Il  Leone degli Abruzzi

 

I

Lei
aveva dimenticato tutto
di quel giorno
tutto o quasi
Ed era febbraio
il tempo delle febbri
fredde
delle luci
filanti
che filtrano tra le dita nude
dei platani
era il tempo del Tevere
dello scorrere d’acque
brumose
sugli argini
era il tempo
dei giorni brevi
in cui percorrere le vie
della città
urta  ai limiti
della notte
presto scesa
era il tempo
della cantina
di Largo Argentina
a due passi dal Foro
di Cesare assassinato
“tu quoque mi fili”
parole di morte

risuonano in gola
Cesare assassinato vacilla
sotto la lama affilata
che lacera il cuore
E non restano
che gatti erranti
su un campo di rovine
e frammenti smembrati
di colonne distese
che nessuno
interroga più

Era il tempo
delle deambulazioni
nel passato distrutto
della città in inverno.

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II

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Una sera
una sera di nera notte
senza luna  la cantina
sembrò tutt’altro
appena socchiusa
la porta
subito richiusa
sulle nozze festose
si riaprì su loro tre
pregandoli di entrare
e d’accomodarsi
Restarono immobili
sulla soglia
indecisi
ma la voce pressante
li invitò
tra gli ospiti
presero posto
al grande tavolo
apparecchiato  a festa

Come ospiti d’onore
occupavano il centro
attorniati da volti
accorti
ridendo e parlando ad alta voce
per celebrare
il fiero festino
di una notte di nozze.

III

C’erano
tonache nere
e cornette bianche
gioia soprattutto
e buonumore
si mangiava e rideva
 si rideva e beveva
e tutto scorreva a fiotti
le risa e i vini
anche la musica
riempì la grande sala
 e ognuno si alzò
per seguire
i musicisti
in sarabanda
pesanti velluti
e scarponi
da campo
cappelli
delle montagne
incise dai venti
mandolini e vielle
trictrac tamburelli
pifferi e flauti.

Cornette e tonache
s’univano
non formando
che un unico uccello
del tempo

 

IV

 
La cornetta era bella 
bella ma nera 
grande uccello bianco 
vibrante 
d’ampie ali 
pronto a involarsi 
una mano sollevò 
alto
il plissé dell’abito 
scoprendo 
una coscia audace 
inguainata di nero 
nella rete a losanghe 
salendo in alto 
fino alla giarrettiera 
dove sanguinava scarlatta 
una rosa splendente 
posta
ai confini eburnei 
della carne

 

Invitata dalla tonaca 
lunga 
lunga e nera 
la cornetta indiavolata 
si alza
inarcandosi snella 
un lembo di abito cadde 
poi un altro ancora 
scoprendo 
una gonna stretta  
sulla coscia inguainata 
di nero 
e la rosa scarlatta 
sempre  ancorata
come un cuore
aperto 
alla rete 
satinata di nero 
e grondante 
petali  di sangue

 

Lei 

 

volteggiava
ritmando il saltarello 
a tre tempi busto offerto 
seni tesi 
sotto la velatura 
fianchi inarcati in attesa 
di un invito segreto 
e l’Eros fluiva
diffondendo onde 
di piacere 
ammalianti onde 
di flussi insospettati 
e i tacchi sbattevano 
decisi e ribelli  
firmavano il rifiuto 
della bella a cedere 
alle leggi selvagge 
del desiderio.

 

 

Lei

 

Abbagliata
seguiva con lo sguardo
l’ uccello della notte
scossa da brividi
assorta
nella precisione
di gesti e posture
un cavaliere si offrì
s’impossessò
del suo sguardo
e poi delle sue spalle
lei
turbata tentò
di sottrarsi ma
portata
verso il centro
dentro al cerchio
lei
arrischiò un passo
poi un altro
presa
nel turbinio nero
del ritmo degli Abruzzi 

 

Il Leone di montagna
guardiano del suo mistero
presidiava
a questa notte esaltante
dove il suo corpo sedotto
si lasciò abbracciare
e guidare e trasportare
nei voli
delle parole
e delle figure. 

 

Lei

era entrata senza effrazione
in una notte
vibrante di verità
s
otto le sue maschere esclusive
una notte
di carnevale romano
c
he la rigetta
nel mattino nascente
ebbra di stanchezza e di risa
ancora titubante dei voli
dell’ultimo saltarello
nelle vie inebetite
di Largo Argentina
biancore smorto
di un’aurora svuotata
della sua sostanza livida.

Poco lontano
tra le colonne spezzate
e i gatti addormentati
planava sul Foro
l’ombra ancora calda
del sangue rappreso
di Cesare
assassinato. 

 

 traduzione di Rita R. Florit

 

 ***

 

Angèle Paoli  è nata a Bastia, ha insegnato letteratura francese e italiano in Piccardia.
Oggi vive nell’ Alta Corsica. Dal 2004 anima la rivista  letteraria on line “Terres des femmes” dove redige una rubrica di critica letteraria.
Nel 2013 ha vinto il  « Premio Aristote » per la critica poetica.

Ha pubblicato:
À l’aplomb du mur blanc (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2008),

Lalla ou le chant des sables, récit-poème (éd. Terres de femmes, 2008. Préface de Cécile Oumhani),
Corps y es-tu ? (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2009),
Le Lion des Abruzzes (récit-poème, éd. Cousu Main, 2009),
Carnets de marche (éd. du Petit Pois, 2010),
Camaïeux (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2010),
Solitude des seuils (livre d’artiste, gravure de Marc Pessin sur un dessin de Patrick Navaï, éd. Le Verbe et L’Empreinte, 2011),
La Figue (livre d’artiste, Dom et Jean Paul Ruiz, 2012. Préface de Denise Le Dantec),
 Solitude des seuils (éd. Colonna, 2012. Liminaire de Jean-Louis Giovannoni).
De l’autre côté, aux éditions du Petit Pois.

Opere in collaborazione

Philippe Jambert (photos) et Angèle Paoli (textes), Aux portes de l’île, éd. Galéa, 2011 ;
Angèle Paoli et Paul-François Paoli, Les Romans de la Corse, éd. du Rocher, 2012 ;
Pas d’ici, pas d’ailleurs (anthologie francophone de voix féminines contemporaines) (poèmes réunis par Sabine Huynh, Andrée Lacelle, Angèle Paoli et Aurélie Tourniaire – en partenariat avec Terres de femmes), éd. Voix d’encre, 2012.
In corso di pubblicazione: Philippe Jambert (photos) et Angèle Paoli (textes), Fontaines de Corse, éd. Galéa.

Angèle Paoli è presente in anthologie e opere colletive nelle riviste Pas Pas, Faire-Part, Poezibao, Europe, Siècle 21, La Revue des Archers, NU(e), Semicerchio, Thauma, Les Carnets d’Eucharis, DiptYque n°1 et n° 2, Le Quai des Lettres, Décharge, Mouvances, PLS (Place de la Sorbonne), Diérèse.

da *Passo nel fuoco*


La notte come un filo si dipana

e da un estremo all’altro noi restiamo

disgiunti eppure avvinti

al filo inesorabile richiamo

chiamami da lontano

da lontano ti chiamo

mio fuoco incendio rogo

e la tua voce crepita m’avvolge

consunta sto rappresa

fremendo per la voglia che mi sale

e ancora torna a ravvivar la brace.


da *Passo nel fuoco* edizioni d’if,  2010

Essere Luce

Essere luce, e istantaneo il dolore del ricordo attraversa lo sguardo. Laddove muore il sole si estendono i tempi e le benedizioni. Nelle sue variazioni serali la luce combatte una guerra contro il cielo, per non essere divorata, inglobata e avvintA nell’avvento della notte.

Le tenebre s’instillano inerpicandosi, incubando, lievitando.

Il riposo dell’occhio, palpebra/anemone socchiusa, non si estingue nel sonno se incautamente, appostata nel sogno riecheggia in lontananza la fenice, il suo stridere cinereo, i suoi fragori di piume/uragano, il suo vorticare in fiamma, la sua trasmutazione.

 

 

il mese più crudele

 

 

Ci sono gusci ruvidi nell’erba
rotondità di vento rotolanti
che incespicano all’orlo del non detto
ritratte in gelido fruscìo superbo

Ci sono ampolle chiare e cristalline
in cui bere il veleno dell’aprile
fiale spezzate gocce traballanti
in dondolìi di cenere violetta

Ci sono guizzi acerbi di ramarri
nascosti tra le mille fioriture
passo d’addio all’inverno rintanato
in ringhiera di piccolo balcone

Ci sono le minuzie in zampettìo
che pigola e riluce nelle piume
e dice l’universo della cura
l’artiglio d’ala calda che le copre

Ci sono segni duplici e perfetti
che fanno guardia all’innocente cuore
il fragile riveste scorza dura
invipera alla minima stortura

la dura superfice

La dura superficie
consistenza percorsa dalle dita
mi porge il senso solido

ossifico in solitudine
nell’estasi trafitta dalle palme
in respiro vegetalminerale

In manto d’assenza
con cieli e cieli ombreggiati nelle mani.
il pulsare fosforico vegliava

Volendo avrei potuto nutrirmi unicamente
della luce resistere alla materia
consegnarmi alla trasparenza

Gli occhi in cristalli di foglie
l’intermittenza delle palpebre
pelle oliata di suoni

L’udito affievolito a sera
regredivo all’aria all’arsura
inesorabile perdevo consistenza

rita r. florit
chowara, intorno a i primi di marzo 2008



***


La dure surface
consistance parcourue par les doigts
me donne le sens solide

j’ossifie en solitude
dans l’extase pénétrée par les palmiers
en souffle végétominéral

En manteau d’absence
avec les cieux et les cieux ombragés dans les mains.
le battement phosphorique veillait

En voulant j’aurais pu me nourrir seulement
de la lumière résister à la matière
me remettre à la transparence

Les yeux en cristaux de feuilles
l’intermittence des paupières
peau huilée de sons

L’ouïe affaiblie au soir
je régressais dans l’air et dans la soif ardente
inexorable je perdais consistance

Chowara, autour des premiers jours de mars 2008


traduction de alfred riponi

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