parole in forma di colore

Visioni nella poesia di Rita R. Florit

 

con proiezione delle videopoesie
Lezioni inevitabili (2005)
Varchi del rosso (2006)
TwinVideo: Air-TuttoXaria(2008)

 

OPENING
sabato 16 maggio 2009 – ore 19:00 fino al 7 giugno 2009

 

Bibliothé Incontri
a cura di Francesca Pietracci

 

Bibliothé Contemporary Art
via Celsa, 5 (piazza del Gesù) Roma – 06.6781427

 

Sembra che fin dalle origini l’essere umano abbia pensato per immagini e che la stessa scrittura sia nata come pittografia, cioè che gli alfabeti siano stati tutti ideografici prima di essere fonetici. Naturalmente è evidente che l’immagine disegnata è più antica della parola scritta, ma in tutto ciò l’homo faber e l’homo ludens sembra che abbiano sempre rappresentato due aspetti inseparabili della stessa evoluzione.
Questa breve premessa per dire che le opere poetiche di Rita Florit si sviluppano, fin dall’inizio, strettamente collegate all’immagine e ad una forte connessione con gli elementi, con la materia, ma soprattutto con l’azione primordiale. In altre parole, l’idea di realizzare quelle che possiamo definire video-poesie era già insita nel suo lavoro e si è poi sviluppata naturalmente. I tre video, e la serie di opere fotografiche estrapolate da questi, sono stati realizzati avvalendosi di diverse collaborazioni per ottenere un connubio perfetto tra immagini in movimento, pensieri, suoni, parole e colori. Come in un percorso circolare, dove non è possibile rintracciare l’inizio e la fine, le sue poesie richiamano le immagini e le immagini richiamano le poesie e ne sottolineano l’atmosfera e le emozioni. “Lezioni inevitabili” (2005) è un’opera che nasce da viscere mediterranee, da una terra impastata di polvere rossa e ferrigna, da tronchi di ulivi secolari, dalla danza ritmica e a piedi nudi del dio Pan. “Varchi del rosso” (2006) vive all’interno di un’atmosfera orientale, cruenta ed elegante nella costante associazione allo scorrere fluido e caldo del sangue. “TwinVideo: Air-TuttoXaria” (2008) costituisce un gioco occidentale d’astrazione pura, in cui è possibile definire la pienezza di ciò che appare nullo e vuoto e, di seguito, il suo ribaltamento ironico in una lettura di segno opposto. Se dunque pensiamo che il mondo della comunicazione sia ormai dominato solo dalle immagini, questa mostra può costituire l’esempio di un modo differente di fare cultura, preservando il ruolo della parola e presentando l’immagine come rappresentazione e non come finzione che si sostituisce alla realtà stessa. In questo senso si può affermare che esiste un nuovo luogo della poesia, un ambito di incontro e compenetrazione con l’immagine che rende più accessibile e comunicabile il suo messaggio.
I testi alla base dei tre video affiancheranno, all’interno della galleria, tre trittici fotografici, frutto del processo sincretistico che la loro produzione ha generato. Le immagini, realizzate da Angelo Melpignano, non sono “still frame” ma elementi autonomi, come tàlee di quel processo.


Francesca Pietracci
 

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