GHERASIM LUCA | EUROPE

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Europe, n° 1045 : Ghérasim Luca (1913-1994)

Dossier a cura di Serge Martin

 

G-Luca-UNER

http://www.europe-revue.net/presentation-mai.html

http://www.europe-revue.net/pages/recherche-par-titres/parutions%202016/Livret-G-LucaR.pdf

http://www.europe-revue.net/sommaire-mai.html

Serge Martin, Ghérasim Luca, Pierre Dhainaut, Thierry Garrel, Monique Yaari, Bernard Heidsieck, Bertrand Fillaudeau, Charles Pennequin, Patrick Beurard-Valdoye, Joël Gayraud, Sebastian Reichmann, Nicole Manucu, Anne Foucault, Jean-Jacques Lebel, Iulan Toma, Vincent Teixeira, Dominique Carlat, Sibylle Orlandi, Charlène Clonts, Laurent Mourey, Patrick Fontana, Alfredo Riponi, Alice Massénat.

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Nyctalopia

nycta

photo by melange

Notte degli orli – camminamenti taciti, balze verdi nel fossato adrianeo dove il serpente agosto striscia al piede dei pini. Luci ex-temporanee coercizzano visioni contemporanee. Le età dell’oro falso dileguano su fili di rasoi.

Rita R. Florit da Nyctalopia, raccolta inedita finalista al XXIX Premio Montano, 2015

 

 

.

Ghérasim Luca – Passionnément * Appassionatamente

https://anfratture.wordpress.com/2015/08/21/passionnement-gherasim-luca/

“Passionnément” è il primo esempio del “balbettio” e della “cabala fonetica” di Ghérasim Luca. Il poema apparve per la prima volta nella plaquette “Amphitrite” (Infra-Noir, Bucarest 1947), di cui costituiva la seconda parte. Ripreso poi in “Le Chant de la carpe”. “Psittacismo, ripetizione meccanica delle parole, onomatopee, sono solo simulazioni di cui la dizione poetica si serve per creare una lingua avvolgente e che si avvolge su se stessa, dove il ritmo è il solo vettore di senso”
D. Carlat, Ghérasim Luca l’intempestif

Ogni parola si divide, ma in sé (pas-rats, passions-rations), e si combina, ma con se stessa (pas-passe-passion). È come se la lingua intera si mettesse a rollare, a destra e a sinistra, e a beccheggiare, indietro avanti: i due balbettii. Se la parola di Gherasim Luca è così eminentemente poetica, è perché egli fa del balbettio un affetto della lingua, non un’affermazione della parola. È tutta la lingua che fila e varia per liberare un estremo blocco sonoro, un soffio solo al limite del grido Je t’aime passionnément (Ti amo appassionatamente).
G. Deleuze, Balbettò, in Critica e clinica

:

Jack Spicer – BILLY THE KID

 

 

paul vangelisti e marco giovenale2

Paul Vangelisti e Marco Giovenale
ph. A. Melpignano

 

IX.
E’ così che il cuore si frammenta
in piccole ombre
così casuali da essere
senza significato
come un diamante
ha per centro un diamante
o una pietra
ha pietra.
Impaurito
Amore fa una domanda scoperta –
cos’è che mi ha portato qui
io non posso ricordarlo
più di quanto nel braccio osso a osso
risponda, o un’ombra veda un’ombra –
verso la morte filiamo dritti in barca
come chi va in canoa
in un lago piccolo
dove a ciascuna riva
non c’è altro che rami di pino –
verso la morte filiamo dritti in barca
cuore a pezzi o corpo a pezzi
la scelta è reale. Il diamante. Io
questo chiedo.

 

Traduzione di Marco Giovenale

IX.

So the heart breaks
Into small shadows
Almost so random
They are meaningless
Like a diamond
Has at the center of it a diamond
Or a rock
Rock.
Being afraid
Love asks its bare question-
I can no more remember
What brought me here
Than bone answers bone in the arm
Or shadow sees shadow-
Deathward we ride in the boat
Like someone canoeing
In a small lake
Where at either end
There are nothing but pine-branches-
Deathward we ride in the boat
Broken-hearted or broken-bodied
The choice is real. The diamond. I
Ask it.

Jack Spicer, BILLY THE KID, La camera verde, Roma 2014, a cura di Paul Vangelisti

 

 

Liliane Giraudon -La sphinge mange cru

La Bestia è allontanata, contenuta, controllata. Il Mito declinato in sfinge mantica, cruda crudele, che  guarda  in alternanza e al contempo, le due facce della medaglia, le verità nascoste. La coabitazione coi fantasmi  propri  o altrui chiede linfa vitale, risucchiati nel vortex presente, nel dominio dell’immagine dove  gli dei non sono più. ( Rita R. Florit)

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C’è del crudo e c’è del cotto. C’è del maschile e c’è del femminile. Non si traduce stupidity con bêtise. Sarebbe cretino. Le favole hanno da tempo lasciato la scena. Lo stupore urta e intorpidisce. Colpisce.
La Bestia si separa dall’uomo. La si caccia. La si riduce.
La Bestiata si coniuga. Ben condotta può aprire le porte del Bestiario.
Stasera c’è sole.
Avendo preso a rileggere Sofocle, scopro che ai suoi tempi, i gradini erano di legno. Questo luogo d’assenza a sé carreggia maschere e da il suo posto ai Mostri.
L’incarnazione degli dei e degli eroi passa dai video.
Le cose si bastano […]

 

 

Le notti d’estate lei ama ascoltare le rane.
Il loro canto.
Lei ignora il legame tra ranocchia e ranuncolo
Che l’emozione data proviene dalla bellezza.
Che tra metafora e presagio c’è una reale continuità.
Che organizzare il pessimismo è un atto rivoluzionario.

 

 

E’ poi che lei s’inventa un passato da geomante.
Praticando la divinazione dall’esame delle figure che formano
la terra i sassi e la polvere gettati a caso sul suolo.
Uomo-donna dal viso truccato e vestita all’asiatica.
Non si tratta di Storia ma d’una semplice drammatizzazione
del presente.
Poiché l’uccello mangia carne d’uccello vivere alla giornata
come si può è la scelta di Giocasta …

 

 

Lei ancora e i gatti graffianti ( la zampa dritta  lo sguardo
velenoso).
A strapiombo su un lago.
Battere le mani non li scaccia.
Ritornano a intervalli regolari poi svaniscono.
Cronologia dell’esistenza o alterità verticale.
Nei libri che lei traduce la tragedia è al contempo un ordine
e un disordine.

 

Nel suo rapporto coi fantasmi impara ben  presto quanto
essi esigano. Molto più che se non esistessero.
Lei deve interpretare tutte le versioni che propongono.
Il modo che hanno di tracciare un cerchio all’indietro.
Passato del passato tutto deve essere risalito.
Vi  assicuro questo non è blasfemo.
L’intero destino della città è in gioco.

 

Nel giardino e con ogni tempo avvertire la presenza dei
gladioli.
Più precisamente quelli che appaiono come
piccoli gladii eretti.
A un livello inferiore prima messa in guardia contro l’amnesia: un angelo
che brucia in una fiamma.
Nell’acqua della vasca l’aedo osserva con stupore due carpe
farcite di tuorli.
La morte dei due fratelli salverà la città sopra i resti del lignaggio?

 

traduzione di  rita r. florit

 

 

LA SPHINGE MANGE CRU

Il y a du cru, il y a du cuit. Il y a du masculin, il y a du féminin. On ne traduit pas stupidity par bêtise. Ce serait crétin. Les  fées  ont depuis longtemps quitté la pièce. La stupeur heurte et engourdit. Elle frappe.
La Bestia se sépare de l’homme. On la chasse. On la réduit.
La Bêtasserie se conjugue. Reconduite, elle peut ouvrir les portes du Bestiaire.
Ce soir il fait soleil.
Ayant entreprise de relire Sophocle, je découvre qu’à son époque, les gradins ètaient en bois. Ce lieu d’absence à soi charrie des masques et donne sa place aux Monstres. L’incarnations des dieux et des hèros se passe d’écrans video. Les choses se suffisent [..]

 

Les nuits d’été elle aime écouter les grenouilles.
Leur chant.
Elle ignore le lien entre grenouille et renoncule.
Que l’émotion donnée provient de la beauté.
Qu’entre métaphore et présage il y a une réelle continuité.
Qu’organizer le pessimisme est un acte révolutionnaire.

 

C’est plus tard qu’elle s’invente un passé de géomantienne.
Pratiquant la divination par l’examen des figures que forment la terre les cailloux et la poussiére jetés au hasard  sur le sol.
Homme-femme au visage fardé et vêtue d’une robe asiatique.
Il ne s’agit pas d’Histoire mais d’une simple dramatisation du
présent.
Puisque l’oiseau mange de la chair d’oiseau vivre au hasard
comme on le peut c’est le choix de Jocaste

 

Elle encore et les chats griffonnant ( la patte bandée le regard
venimeux).
Ils surplombent un lac.
Frapper dans les mains ne les chasse pas.
Ils reviennent à intervalles réguliers puis s’effacent.
Chronologie de l’existence ou altérité verticale.
Dans les livres qu’elle traduit la tragédie est à la fois un ordre
et un désordre.

 

Dans son rapport aux fantômes très vite elle apprend combien
il exigent. Bien plus qu’ils n’existent.
Elle doit interpréter toutes les versions qu’ils proposent.
Cette manière qu’ils ont de tracer un arc de cercle en arrière.
Passé du passé tout doit être remonté.
Je vous assure ceci n’est pas du blasphème.
C’est le destin tout entier de la cité qui est en jeu.

 

Dans les jardins et par tous les temps repérer la présence des
glaïeuls.
Plus précisément ceux qui apparaissent comme de petits
glaives dressés.
En contrebas première mise en garde contre l’amnésie : un ange
brûlant dans une flamme.
Dans l’eau du bassin l’aède observe avec stupeur deux carpes
farcies aux jaunes d’œufs.
La mort des deux frères sauvera-t-elle la cité sur les ruines du lignage?

Liliane Giraudon, La sphinge mange cru, Al Dante 2014

 

 

 

***
https://sottopelle.wordpress.com/2012/07/11/liliane-giraudon-la-poetesse-homobiographie/

 

 

Francis Ponge – Nioque de l’avant-printemps ovvero Cognizione del periodo che annuncia la primavera

IV

PROEMIO CAPITALE
Les Fleurys, 10 aprile 1950.

Da una parte ci siete voi uomini, con le vostre civiltà, i vostri giornali, i vostri artisti, i vostri poeti, le vostre passioni , i vostri sentimenti, insomma con tutto il mondo degli uomini, sempre più rivoltante, sempre più invivibile (ingiudicabile).

 E dall’altra, noi, il resto: quelli che sono muti, la natura muta, le campagne, i mari e tutti gli oggetti e gli animali e i vegetali. Parecchie cose, a quanto pare. Insomma, tutto il resto.

 

*

 

È questa seconda parte completamente al di fuori degli uomini, quella che sta alla mia ragion d’essere di rappresentare, quella a cui io do voce.

Quella che vorrei (che si facesse sentire attraverso la mia voce), far parlare forte tanto quanto gli uomini.

Le basta dire una parola per dominare senza fatica tutto il resto.

Si capisce che non mi devo preoccupare molto del mio posto in mezzo ai poeti, in mezzo agli uomini: non si tratta di questo.

È l’armadio che alla fine vuole parlare: tutto qua.

E voi…

Voi siete qui, tutti intorno a me – oggi voi alberi, ciottoli di questo frutteto, nuvole del cielo, meravigliosa natura morta, armonia senza obiezioni possibili.

Voi siete qui.

Siete proprio qui!

Indiscutibilmente. In piedi o sdraiati, morti o vivi, forti, presenti.

È agli uomini che stiamo per parlare.

Prenderemo in prestito le loro voci, le loro parole. Parliamo! Parlate! Io sono il vostro interprete. Dite quello che avete da dire. Dite semplicemente chi siete.

Forza, raccontatelo a me.

Siete soltanto voi che mi interessate.

A voi consacro per intero la mia vita, le mie parole.

È da tanto che si sono esercitate a farlo, fin da quando ero giovane.

 

 

traduzione di Michele Zaffarano

Angèle Paoli – Il Leone degli Abruzzi

http://terresdefemmes.blogs.com/mon_weblog/le-lion-des-abruzzes-chez-cousu-main.html


 

Il  Leone degli Abruzzi

 

I

Lei
aveva dimenticato tutto
di quel giorno
tutto o quasi
Ed era febbraio
il tempo delle febbri
fredde
delle luci
filanti
che filtrano tra le dita nude
dei platani
era il tempo del Tevere
dello scorrere d’acque
brumose
sugli argini
era il tempo
dei giorni brevi
in cui percorrere le vie
della città
urta  ai limiti
della notte
presto scesa
era il tempo
della cantina
di Largo Argentina
a due passi dal Foro
di Cesare assassinato
“tu quoque mi fili”
parole di morte

risuonano in gola
Cesare assassinato vacilla
sotto la lama affilata
che lacera il cuore
E non restano
che gatti erranti
su un campo di rovine
e frammenti smembrati
di colonne distese
che nessuno
interroga più

Era il tempo
delle deambulazioni
nel passato distrutto
della città in inverno.

.

II

.
Una sera
una sera di nera notte
senza luna  la cantina
sembrò tutt’altro
appena socchiusa
la porta
subito richiusa
sulle nozze festose
si riaprì su loro tre
pregandoli di entrare
e d’accomodarsi
Restarono immobili
sulla soglia
indecisi
ma la voce pressante
li invitò
tra gli ospiti
presero posto
al grande tavolo
apparecchiato  a festa

Come ospiti d’onore
occupavano il centro
attorniati da volti
accorti
ridendo e parlando ad alta voce
per celebrare
il fiero festino
di una notte di nozze.

III

C’erano
tonache nere
e cornette bianche
gioia soprattutto
e buonumore
si mangiava e rideva
 si rideva e beveva
e tutto scorreva a fiotti
le risa e i vini
anche la musica
riempì la grande sala
 e ognuno si alzò
per seguire
i musicisti
in sarabanda
pesanti velluti
e scarponi
da campo
cappelli
delle montagne
incise dai venti
mandolini e vielle
trictrac tamburelli
pifferi e flauti.

Cornette e tonache
s’univano
non formando
che un unico uccello
del tempo

 

IV

 
La cornetta era bella 
bella ma nera 
grande uccello bianco 
vibrante 
d’ampie ali 
pronto a involarsi 
una mano sollevò 
alto
il plissé dell’abito 
scoprendo 
una coscia audace 
inguainata di nero 
nella rete a losanghe 
salendo in alto 
fino alla giarrettiera 
dove sanguinava scarlatta 
una rosa splendente 
posta
ai confini eburnei 
della carne

 

Invitata dalla tonaca 
lunga 
lunga e nera 
la cornetta indiavolata 
si alza
inarcandosi snella 
un lembo di abito cadde 
poi un altro ancora 
scoprendo 
una gonna stretta  
sulla coscia inguainata 
di nero 
e la rosa scarlatta 
sempre  ancorata
come un cuore
aperto 
alla rete 
satinata di nero 
e grondante 
petali  di sangue

 

Lei 

 

volteggiava
ritmando il saltarello 
a tre tempi busto offerto 
seni tesi 
sotto la velatura 
fianchi inarcati in attesa 
di un invito segreto 
e l’Eros fluiva
diffondendo onde 
di piacere 
ammalianti onde 
di flussi insospettati 
e i tacchi sbattevano 
decisi e ribelli  
firmavano il rifiuto 
della bella a cedere 
alle leggi selvagge 
del desiderio.

 

 

Lei

 

Abbagliata
seguiva con lo sguardo
l’ uccello della notte
scossa da brividi
assorta
nella precisione
di gesti e posture
un cavaliere si offrì
s’impossessò
del suo sguardo
e poi delle sue spalle
lei
turbata tentò
di sottrarsi ma
portata
verso il centro
dentro al cerchio
lei
arrischiò un passo
poi un altro
presa
nel turbinio nero
del ritmo degli Abruzzi 

 

Il Leone di montagna
guardiano del suo mistero
presidiava
a questa notte esaltante
dove il suo corpo sedotto
si lasciò abbracciare
e guidare e trasportare
nei voli
delle parole
e delle figure. 

 

Lei

era entrata senza effrazione
in una notte
vibrante di verità
s
otto le sue maschere esclusive
una notte
di carnevale romano
c
he la rigetta
nel mattino nascente
ebbra di stanchezza e di risa
ancora titubante dei voli
dell’ultimo saltarello
nelle vie inebetite
di Largo Argentina
biancore smorto
di un’aurora svuotata
della sua sostanza livida.

Poco lontano
tra le colonne spezzate
e i gatti addormentati
planava sul Foro
l’ombra ancora calda
del sangue rappreso
di Cesare
assassinato. 

 

 traduzione di Rita R. Florit

 

 ***

 

Angèle Paoli  è nata a Bastia, ha insegnato letteratura francese e italiano in Piccardia.
Oggi vive nell’ Alta Corsica. Dal 2004 anima la rivista  letteraria on line “Terres des femmes” dove redige una rubrica di critica letteraria.
Nel 2013 ha vinto il  « Premio Aristote » per la critica poetica.

Ha pubblicato:
À l’aplomb du mur blanc (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2008),

Lalla ou le chant des sables, récit-poème (éd. Terres de femmes, 2008. Préface de Cécile Oumhani),
Corps y es-tu ? (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2009),
Le Lion des Abruzzes (récit-poème, éd. Cousu Main, 2009),
Carnets de marche (éd. du Petit Pois, 2010),
Camaïeux (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2010),
Solitude des seuils (livre d’artiste, gravure de Marc Pessin sur un dessin de Patrick Navaï, éd. Le Verbe et L’Empreinte, 2011),
La Figue (livre d’artiste, Dom et Jean Paul Ruiz, 2012. Préface de Denise Le Dantec),
 Solitude des seuils (éd. Colonna, 2012. Liminaire de Jean-Louis Giovannoni).
De l’autre côté, aux éditions du Petit Pois.

Opere in collaborazione

Philippe Jambert (photos) et Angèle Paoli (textes), Aux portes de l’île, éd. Galéa, 2011 ;
Angèle Paoli et Paul-François Paoli, Les Romans de la Corse, éd. du Rocher, 2012 ;
Pas d’ici, pas d’ailleurs (anthologie francophone de voix féminines contemporaines) (poèmes réunis par Sabine Huynh, Andrée Lacelle, Angèle Paoli et Aurélie Tourniaire – en partenariat avec Terres de femmes), éd. Voix d’encre, 2012.
In corso di pubblicazione: Philippe Jambert (photos) et Angèle Paoli (textes), Fontaines de Corse, éd. Galéa.

Angèle Paoli è presente in anthologie e opere colletive nelle riviste Pas Pas, Faire-Part, Poezibao, Europe, Siècle 21, La Revue des Archers, NU(e), Semicerchio, Thauma, Les Carnets d’Eucharis, DiptYque n°1 et n° 2, Le Quai des Lettres, Décharge, Mouvances, PLS (Place de la Sorbonne), Diérèse.

Ponge | Zaffarano | Nioque de l’avant-printemps, ovvero Cognizione del periodo che annuncia la primavera | benwayseries

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http://benwayseries.wordpress.com/2013/11/25/francis-ponge-nioque-de-lavant-printemps-ovvero-cognizione-del-periodo-che-annuncia-la-primavera-nioque-de-lavant-printemps-benway-series-4/

Amaro Ammore Maratona di Poesie d’amore

QUINTA EDIZIONE DEL FESTIVAL “TEATRI DI VETRO” OLTRE 50 POETI PER UNA MARATONA DI 10 GIORNI DI LETTURE DI “SUPPLICHE D’AMORE”

Teatri di vetro 5 – Roma 19/28 maggio 2011 – Teatro Palladium e spazi urbani della Garbatella (La Villetta, Via Francesco Passino,26)

19-27 maggio – MARATONA di poesie d’amore “Amaro fu l’amore radiosa la sua idea”

Dal 19 al 27 maggio, ogni sera dalle 21.00/21.30 alle 23.30, in una stanza della Villetta (storica sezione comunista romana alla Garbatella) trasformata in una sorta di “supplicario” dall’artista Formisano, circa 50 poeti si alterneranno nella lettura delle loro poesie d’amore: una vera e propria maratona.
Qui inoltre sarà possibile lasciare altre “suppliche” o scriverle direttamente sui muri con un pennarello, piuttosto che con un chiodo..
A segnalare il luogo, un lungo drappo al vento con la scritta “Amaro fu l’amore radiosa la sua idea”.

I poeti che parteciperanno alla MARATONA DI SUPPLICHE D’AMORE alla Villetta dal 19 al 27 maggio, ogni sera dalle 21.00/21.30 alle 23.30, sono: Vittorio Formisano, Sonia Gentili, Jonida Prifti, Francesco Forlani, Bianca Madeccia, Marco Simonelli, Gian Piero Stefanoni, Francesco Onìrige, Marino Santalucia, Maria Grazia Calandrone, Leopoldo Attolico, Marcello Tagliente, Rita R.Florit [ 21 maggio h.22,30-23 ], Giuseppe Boy, Rita Iacomino, Jacopo Bosio, Michele Fianco, Marco Righetti, Massimo Pacetti, Marzia Spinelli, Cinzia Marulli, Monica Martinelli, Sonia Cincinelli, Antonietta Tiberia, Leda Palma, Maurizio Soldini, Donatella Mei, Lucianna Argentino, Faraòn Meteosès, Marco Palladini, Nerina Garofalo, Roberto Raieli & Lucia Staccone, Leili Galehdaran, Elena Ribet, Alessia Fava, Sara Davidovics, Luciana Vasile, Pietro Secchi.

28 maggio – HAPPENING FINALE

Il 28 maggio, nel lotto antistante la Villetta, serata conclusiva del Festival con le canzoni appassionate di Canio Loguercio, una decina di altri poeti, vari musicisti, alcuni dei ragazzi di Hagape 2000 (Associazione che si occupa dei giovani disabili del quartiere) e ballo finale col Centro Anziani della Garbatella, curato dal Centro Studi Danza di Maria Luce Enna.
A questa serata (con Paolo Modugno al live mixing) parteciperanno i poeti Maria Grazia Calandrone, Franco Buffoni, Gabriele Frasca, Tommaso Ottonieri, Gilda Policastro, Bianca Madeccia, Antonietta Tiberia, Lidia Riviello, Roberto Alessandrini, Roberto Raieli, Pietro Secchi, Mario Lunetta, Marzia Spinelli e i musicisti Rocco De Rosa (piano), Alessandro D’Alessandro (organetto), Nora Tigges (voce), Alfonso D’Amora (chitarre) con Laura Saadiah (danza) e Saleh Tawil (voce), Antonio Franciosa (percussioni), Pasquale Innarella (fiati) e Simona Galeano clarinetto, Alessia Alacevich sax contralto, Annalisa Marianecci sax tenore, Michela Lombardozzi sax baritono, del gruppo Stacchi a Spillo.

Le immagini che saranno proiettate sono del video artista Antonello Matarazzo.

e ancora…

Mercoledì 18 maggio, dalle 21.30

TEATRI DI VETRO 5 & AMARO AMMORE
POETRY SESSION SENTIMENTALE

 

Opening Party
al
KE NAKO, Via dei Piceni, 24/26, San Lorenzo – Roma

 
www.kenako-online.com

http://caniologuercio.wordpress.com/1-amaro-ammore-2/

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Char Sereni – Due rive ci vogliono

 da « L’âge cassant », 1965

 

 

II

 

En l’état présent du monde, nous étirons une bougie de sang intact au-dessus du réel et nous dormons hors du sommeil.

 

Nel presente stato del mondo,

stendiamo sopra il reale una candela

di sangue illeso e fuori dal sonno

dormiamo.

 

 

*

 

VI

 

Sans l’appui du rivage, ne pas se confier à la mer, mais au vent.

 

Senza appoggio di sponda, affidarsi

Non al mare, ma al vento.

 

 

*

 

 

XL

 

Veuillez me vêtir de tendre neige, ô cieux, qui m’obligez à boire vos larmes.

 

 

Vestitemi di tenera neve,

cieli che mi fate bere

le vostre lacrime.

 

*

 

da « L’effroi la joie », 1969

 

 

Enchemisé dans les violences de sa nuit, le corps de notre vie est pointillé d’une infinité de parcelles lumineuses couteuses. Ah! Quel sérail.

 

 

Avviluppato nelle violenze della sua notte, il corpo della nostra vita è punteggiato da un’infinità di particelle di luce, che costano. Che serraglio è mai questo.

 

*

 

À l’heure où les routes mettent en pièces leur tendre don

 

Se produisait aux premiers âges: feu bien à l’aile, volonté non errante. Félicité des suites? Se représentera. Inaptitude à cette date-ci: nous naissons avec le crépuscule et disparaissons à la nuit.

 

 

Nell’ora che le strade frantumano il loro tenero dono

 

Si produsse nelle età prime: fuoco pieno nell’ala, volontà non dilagante. Felicità dei seguiti? Si riproporrà. A questa data, inadatti: si nasce col crepuscolo, si scompare di notte.

 

 

*

 

Da « Aromates chasseurs II », 1975

 

 

Pontonniers

 

Il faut deux rivages à la vérité: l’un pour notre aller, l’autre pour son retour. Des chemins qui boivent leurs brouillards. Qui gardent intacts nos rires heureux. Qui, brisés, soient encore salvateurs pours nos cadets nageant en eaux glacées.

 

 

Pontieri

 

Due rive ci vogliono per la verità: per la nostra andata, per il nostro ritorno. Strade che bevano le loro nebbie. Che serbino intatte le nostre risate felici. Che, interrotte, ancora salvaguardino i nostri minori a nuoto in acque gelide.

 

 

Da René Char –Vittorio Sereni, Due rive ci vogliono, Donzelli editore 2010

 

 

 

Sull’amicizia Char – Sereni vedi anche
Elisa Donzelli, “Come lenta cometa”, Aragno 2009

 

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