17_ Piero del Pollaiolo San Michele Arcangelo e il drago

 

Piero del Pollaiolo, San Michele Arcangelo e il drago, ante 1465, tempera su tela, Firenze -Museo Bardini

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G. Manganelli – Discorso dell’ombra e dello stemma

[…] Quando Leopardi entrava nell’ombra abbagliante delle Ricordanze, gli ridevano gli inchiostri, terribilmente. Il riso della letteratura è alto. È antico. Non è antropomorfico. È il ‘riso’[…]

[…]Ma il riso non ha, a sua volta, nulla a che fare con l’allegria. L’allegria è socievole, è amica, è pacifica. Il riso è solitario, incomunicabile, astratto, impossibile a trascriversi, trasversale, illeggibile; il riso cavernoso non è tetro; è furbo,ha trovato una caverna e ride moltiplicandosi del riso della caverna che, notate, notate, non sa leggere […]

[..] Possiamo aggirare il ‘luogo del riso’ della letteratura? La letteratura è inutile; La letteratura è indispensabile. Si può vivere senza letteratura, purché si sia già morti. La letteratura è innaturale, e non possiamo sopravvivere senza letteratura. Ma dunque noi, recitanti una parte di naturali, dobbiamo lacerare la natura che, incongrua veste, ci attanaglia; e, con grande sofferenza e lentezza, dobbiamo giungere – dove? Nel luogo dove noi cessiamo di essere autori; dove la dura abrasione del nome è stata portata a termine, del tutto consapevoli di quanto essa assomigli a una decapitazione; dove noi non scriviamo, ma la nostra pelle pergamenata si copre di minuscoli caratteri, incisi nella carne, a fuoco, con pena forte e dura, e quando ci leggiamo con riso duro e forte […]

Giorgio Manganelli, Discorso dell’ombra e dello stemma, Adelphi 2017

Paracelso – Leiris

“Il  ciarlatano studia le malattie negli organi malati, dove non trova che gli effetti, rimanendo ignorante per quello che riguarda le cause. Il vero medico studia le cause delle malattie, studiando l’uomo universale.”


§

« Philippus Aureolus Bombastus von Hohenheim  ou, pour la postérité PARACELSE :effervescence bruissante del sels qui se dissolvent, giclée d’eau de Seltz qu’en le serrant au col on fait jaillir d’un siphon,  allumette qu’on frotte et qui fulmine, départ en fusée de ce qui était sous pression. »

Michel Leiris , Frêle bruit, Gallimard 1976

« Philippus Aureolus Bombastus von Hohenheim  o, per i posteri PARACELSO : frusciante effervescenza di sali che si dissolvono, spruzzata di Seltz che serrandone il collo si schizza da un sifone, fiammifero che si strofina e fulmina, partenza a razzo di ciò che era sotto pressione. »

traduzione r.r.f.

M.Leiris- la parole entre objectivité-subjectivité

 

Un seul homme peut prétendre avoir  quelque connaissance de la vie dans ce qui fait sa substance, le poète; parce qu’il se tient au cœur du drame qui se joue entre ces deux poles: objectivité – subjectivité;
parce qu’il les exprimes à sa manière qui est le déchirement, dont il se nourrit quant à lui-même et dont, quant au monde, il est le porte-venin ou, si l’on veut, porte-parole.

Michel Leiris, L’Afrique fantôme, 17 mai 1932, Paris, Rééd Gallimard Coll. Tel, 1988

 

 

 

 

L’Antitête

<<questo paradiso di cacciatori di vuoto e di immutabilità, padrona onnipotente del divieto di vivere altrove se non nelle grotte di ferro e della dolcezza di vivere senza mobilità, ciascuno nella propria persona lucifuga e ogni persona al riparo della terra, nel sangue fresco…

 

…era una prigione, formata da lunghe infanzie, il supplizio di giorni d’estate troppo belli>>

 

 

T.Tzara,  L’Antitête 

https://fr.wikisource.org/wiki/L%E2%80%99Antit%C3%AAte_de_Tristan_Tzara

in aestas – rita r. florit

In Aestas

èktasis in aestas
estesa aetas
sfalci s/fanno fasti
solos ensoleillés
(s)perdono voci
loci geniali veniali
venia chiedo/no
festini fuggo/no
per boschi freschi
d’ombr(e) fiori ori
in/solubili volubili luci
specchi(o o)cchio
allagato lago tazza brezza
sulla calura trafittura afa
bav(e) vento e campi
lampi tuoni suoni scrosci
poi quiete ex/tesa
estesa aetas
in aestas èktasis

 

Nanni Balestrini – A John Cage

Profondo
perfetto
glaciale
di tomba

assoluto c’è un grande
calò il
nel

e nella solitudine
della notte
calma
pace

sovrumani
e profondissima
quiete io
restare

rimanere
ascoltare in
conservare il
un

imbarazzante
qui intorno
non c’è
mai un po’ di

la conversazione era
interrotta
da lunghi
dopo un lungo

mi decido finalmente a scriverti
costringere
ridurre l’avversario

l’interlocutore
al
vi raccomando il
più assoluto

passare sotto
qualcosa
che ognuno di noi
conservi il

sulla sua vita interiore
una pagina della mia
vita che
passo sotto

esigo una
discrezione impenetrabile
e un
assoluto

cadere nel
avvolgere un fatto nel
vivere nel
mettere in

la legge del
comprare il
condannare ridurre
l’opposizione al

la convenienza voleva
che imponesse il
agli scrupoli della
sua fierezza

accettò di amare in
la parola è
d’argento
ma il

è d’oro
un
d’oro
finiamola con tutte

queste chiacchiere imporre a tutti il
raccomandare
esigere il

fare
fare
!
invito

comando
a tacere
ridurre al
un pezzo d’artiglieria

una mitragliatrice
ecc.
radio
muro del

si gira
zona di
zona del
minuto di

giornata di
interruzione del suono
assenza di rumori
si spengono  fuochi

cadere nel vuoto
un grido ruppe il
il
della campagna

dei boschi
dei funghi
pausa
sospiro

da Estremi rimedi, Manni, 1995

Joyce Mansour – CARRE’BLANC II

 

 

 

L’appel amer d’un sanglot
Venez femmes aux seins fébriles
Écouter en silence le cri de la vipère
Et sonder avec moi le bas brouillard roux
Qui enfle soudain la voix de l’ami
La rivière est fraîche autour de son corps
Sa chemise flotte blanche comme la fin d’un discours
Dans l’air substantiel avare de coquillages
Inclinez-vous filles intempestives
Abandonnez vos pensées à capuchon
Vos sottes mouillures vos bottines rapides
Un remous s’est produit dans la végétation
Et l’homme s’est noyé dans la liqueur

 

Il richiamo amaro di un singhiozzo
Venite donne dai seni febbrili
Ad ascoltare in silenzio il grido della vipera
E a sondare con me la bassa nebbia rossa
Che gonfia  all’improvviso la voce dell’amico
Il fiume è fresco attorno al suo corpo
La sua camicia galleggia  bianca come la fine di un discorso
Nell’aria sostanziale avara di conchiglie
Chinatevi  femmine  intempestive
Lasciate i vostri pensieri col cappuccio
I vostri sciocchi  umidori  i vostri rapidi stivaletti
Un turbine s’è creato nella vegetazione
E l’uomo s’è annegato nel liquore

 

da Carré Blanc, Le Soleil Noir, Paris 1966

traduzione di Rita R. Florit

 

 

Joyce Mansour – CARRE’ BLANC

doisneau, gargoyles-of-notre

R.Doisnos – Gargoiles of Notre-Dame

 

 

QUELS  SONT CES COUTEAUX QUI  BRILLENT  AU-DESSUS DE LA SEINE

 

Le soleil mordu
Par un bel animal
N’est plus qu’agonie
Et fuite devant
La faim
Faim aussi que ce ventre bombé
Sous le manteau noir de la bête
Sommeil
Aucune science ne m’apporte
Une fin aisée sur ta couche mobile
Ma rageuse passion écorche le gazon
La sourire de ta mère illumine mon visage
Voilà la pierre qui écorchera ton orgueil
Quant à moi sans chaleur à qui ferai-je ma cour

 

 

QUALI SONO I COLTELLI CHE BRILLANO AL DI SOPRA DELLA SENNA

Il sole morso
Da un bell’animale
Non è che agonia
E fuga davanti
Alla fame
Fame come questo ventre tondo
Sotto il manto nero della bestia
Sonno
Nessuna conoscenza mi porta
Un’agevole fine sul tuo letto instabile
Mia rabbiosa passione scortica il prato
Il sorriso di tua madre illumina il mio volto
Ecco la pietra che ferirà  il tuo orgoglio
Quanto a me senza calore a chi farò la corte

 

 

da Carré Blanc, Le Soleil Noir, Paris 1966

traduzione di Rita R. Florit

 

 

SHELTER_shelter

shelter

 

SHELTER_shelter

 

 

1.

 

Troppe cose sono in casa, avverte, la più ferita è nominarle, dolore delle cose non è male; lei –stessa– nel suo abito larva avorio, largo, rivolge, riavvolge fra le mani oggetti che la balaustra copre e da qui non si vedono ma sicuramente ci saranno. (shelter, chiedeva, allora) r i p a r o in vaghezza d’essere; lenire vuoti, nel plesso non respira nerezza tagliata d’ombra; cellule orfiche sono sopite nei cervelli dell’Occidente sotto duemila metri cubi di terra di più sono sulle lamine d’argento le teste femminili radianti, incise – e nelle lamine d’oro le frasi: che cosa tu veramente chieda alla Tenebra.

 

2.

 

Non si libera dagli aghi se ne veste. Vive nell’ultima stanza, chiama la concavità a riparo – E’ cauta, è calma nella compiuta notte-prato: un buio rimasto al buio – ala di cura oscura [l’Oscurità ciecamente squarciandosi] considera il reale come irrelato, zone dense e non dense di vele ciascuna guscio, sente i fili dell’aria, sente che la risolvono intera. Rischiare anatomie crudeli, la carne più individuale, rileva i suoi morsi segreti [carne si spiana a campo] la luce di lutto del lenzuolo caldo intorno ad ogni letto levita già la zolla …

 

*

 

(tutto quello che dà ospitalità allo sguardo e lo minaccia marca aree definite, e tuttavia dà – così – parola a quello che perde definizione e confini, a quello che si sbriciola in raschiamento, appunto in pieghe e piaghe – dalle pieghe tu, sole, cavi mondi ogni notte sussurrandoli nello spazio –)

 

 

3.

 

Non guardarmi guarire o: smettila di guardarmi guarire [guarda: la voragine si avvicina] resto nella voragine di pena, di sollievo in sollievo tutte le carte sparse; le cose si spengono in sequenza sulla strada, c’è la negazione che si allarga, il divenire sia il tuo dolore! Non ha – non ha la matematica, le connessioni, causali, assiali… viene dai puri pura. Il tuo malessere mi penetra dentro le fibre strette del mio corpo universale gli animali di lamento breve e più breve notte, che si alternano nei tessuti sanno che non hanno costruito, o che non è per loro. E così usano quello che c’è… ( le pieghe dei riporti di terra, le marcite cuoriformi la crittografia della mattina verde che non ha pietà se è sotto l’acqua nera e perde siero e sangue quello che ancora è per metà dentro la nascita).

 

Rita R. Florit

 

 

In grassetto : “Shelter” e commento a Shelter di Marco Giovenale

Ghérasim Luca – Passionnément * Appassionatamente

https://anfratture.wordpress.com/2015/08/21/passionnement-gherasim-luca/

“Passionnément” è il primo esempio del “balbettio” e della “cabala fonetica” di Ghérasim Luca. Il poema apparve per la prima volta nella plaquette “Amphitrite” (Infra-Noir, Bucarest 1947), di cui costituiva la seconda parte. Ripreso poi in “Le Chant de la carpe”. “Psittacismo, ripetizione meccanica delle parole, onomatopee, sono solo simulazioni di cui la dizione poetica si serve per creare una lingua avvolgente e che si avvolge su se stessa, dove il ritmo è il solo vettore di senso”
D. Carlat, Ghérasim Luca l’intempestif

Ogni parola si divide, ma in sé (pas-rats, passions-rations), e si combina, ma con se stessa (pas-passe-passion). È come se la lingua intera si mettesse a rollare, a destra e a sinistra, e a beccheggiare, indietro avanti: i due balbettii. Se la parola di Gherasim Luca è così eminentemente poetica, è perché egli fa del balbettio un affetto della lingua, non un’affermazione della parola. È tutta la lingua che fila e varia per liberare un estremo blocco sonoro, un soffio solo al limite del grido Je t’aime passionnément (Ti amo appassionatamente).
G. Deleuze, Balbettò, in Critica e clinica

:

Houellebecq

PdF leggenda della vera croce

La nostalgia non è un sentimento estetico, e non è neanche legata a un ricordo di felicità, si ha nostalgia di un luogo per il semplice fatto di averci vissuto, poco importa se bene o male, il passato  è sempre bello, a far male è solo il presente, che portiamo con noi come un ascesso di sofferenza che ci accompagna tra due infiniti di quieta felicità
M. Houellebecq, Sottomissione, Bompiani 2015

.

la volontà è libera

:

“La volontà è libera significa: era libera quando volle il deserto, è libera potendo scegliere la via con la quale attraversarlo, è libera potendo scegliere il passo che terrà, ma non è libera perché deve necessariamente attraversare il deserto, non è libera perché ogni via, nel suo intricato labirinto, passa per ogni palmo del deserto”

.
F. Kafka, Considerazioni sul peccato il dolore la speranza e la vera via, Passigli 2001

Liliane Giraudon -La sphinge mange cru

La Bestia è allontanata, contenuta, controllata. Il Mito declinato in sfinge mantica, cruda crudele, che  guarda  in alternanza e al contempo, le due facce della medaglia, le verità nascoste. La coabitazione coi fantasmi  propri  o altrui chiede linfa vitale, risucchiati nel vortex presente, nel dominio dell’immagine dove  gli dei non sono più. ( Rita R. Florit)

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C’è del crudo e c’è del cotto. C’è del maschile e c’è del femminile. Non si traduce stupidity con bêtise. Sarebbe cretino. Le favole hanno da tempo lasciato la scena. Lo stupore urta e intorpidisce. Colpisce.
La Bestia si separa dall’uomo. La si caccia. La si riduce.
La Bestiata si coniuga. Ben condotta può aprire le porte del Bestiario.
Stasera c’è sole.
Avendo preso a rileggere Sofocle, scopro che ai suoi tempi, i gradini erano di legno. Questo luogo d’assenza a sé carreggia maschere e da il suo posto ai Mostri.
L’incarnazione degli dei e degli eroi passa dai video.
Le cose si bastano […]

 

 

Le notti d’estate lei ama ascoltare le rane.
Il loro canto.
Lei ignora il legame tra ranocchia e ranuncolo
Che l’emozione data proviene dalla bellezza.
Che tra metafora e presagio c’è una reale continuità.
Che organizzare il pessimismo è un atto rivoluzionario.

 

 

E’ poi che lei s’inventa un passato da geomante.
Praticando la divinazione dall’esame delle figure che formano
la terra i sassi e la polvere gettati a caso sul suolo.
Uomo-donna dal viso truccato e vestita all’asiatica.
Non si tratta di Storia ma d’una semplice drammatizzazione
del presente.
Poiché l’uccello mangia carne d’uccello vivere alla giornata
come si può è la scelta di Giocasta …

 

 

Lei ancora e i gatti graffianti ( la zampa dritta  lo sguardo
velenoso).
A strapiombo su un lago.
Battere le mani non li scaccia.
Ritornano a intervalli regolari poi svaniscono.
Cronologia dell’esistenza o alterità verticale.
Nei libri che lei traduce la tragedia è al contempo un ordine
e un disordine.

 

Nel suo rapporto coi fantasmi impara ben  presto quanto
essi esigano. Molto più che se non esistessero.
Lei deve interpretare tutte le versioni che propongono.
Il modo che hanno di tracciare un cerchio all’indietro.
Passato del passato tutto deve essere risalito.
Vi  assicuro questo non è blasfemo.
L’intero destino della città è in gioco.

 

Nel giardino e con ogni tempo avvertire la presenza dei
gladioli.
Più precisamente quelli che appaiono come
piccoli gladii eretti.
A un livello inferiore prima messa in guardia contro l’amnesia: un angelo
che brucia in una fiamma.
Nell’acqua della vasca l’aedo osserva con stupore due carpe
farcite di tuorli.
La morte dei due fratelli salverà la città sopra i resti del lignaggio?

 

traduzione di  rita r. florit

 

 

LA SPHINGE MANGE CRU

Il y a du cru, il y a du cuit. Il y a du masculin, il y a du féminin. On ne traduit pas stupidity par bêtise. Ce serait crétin. Les  fées  ont depuis longtemps quitté la pièce. La stupeur heurte et engourdit. Elle frappe.
La Bestia se sépare de l’homme. On la chasse. On la réduit.
La Bêtasserie se conjugue. Reconduite, elle peut ouvrir les portes du Bestiaire.
Ce soir il fait soleil.
Ayant entreprise de relire Sophocle, je découvre qu’à son époque, les gradins ètaient en bois. Ce lieu d’absence à soi charrie des masques et donne sa place aux Monstres. L’incarnations des dieux et des hèros se passe d’écrans video. Les choses se suffisent [..]

 

Les nuits d’été elle aime écouter les grenouilles.
Leur chant.
Elle ignore le lien entre grenouille et renoncule.
Que l’émotion donnée provient de la beauté.
Qu’entre métaphore et présage il y a une réelle continuité.
Qu’organizer le pessimisme est un acte révolutionnaire.

 

C’est plus tard qu’elle s’invente un passé de géomantienne.
Pratiquant la divination par l’examen des figures que forment la terre les cailloux et la poussiére jetés au hasard  sur le sol.
Homme-femme au visage fardé et vêtue d’une robe asiatique.
Il ne s’agit pas d’Histoire mais d’une simple dramatisation du
présent.
Puisque l’oiseau mange de la chair d’oiseau vivre au hasard
comme on le peut c’est le choix de Jocaste

 

Elle encore et les chats griffonnant ( la patte bandée le regard
venimeux).
Ils surplombent un lac.
Frapper dans les mains ne les chasse pas.
Ils reviennent à intervalles réguliers puis s’effacent.
Chronologie de l’existence ou altérité verticale.
Dans les livres qu’elle traduit la tragédie est à la fois un ordre
et un désordre.

 

Dans son rapport aux fantômes très vite elle apprend combien
il exigent. Bien plus qu’ils n’existent.
Elle doit interpréter toutes les versions qu’ils proposent.
Cette manière qu’ils ont de tracer un arc de cercle en arrière.
Passé du passé tout doit être remonté.
Je vous assure ceci n’est pas du blasphème.
C’est le destin tout entier de la cité qui est en jeu.

 

Dans les jardins et par tous les temps repérer la présence des
glaïeuls.
Plus précisément ceux qui apparaissent comme de petits
glaives dressés.
En contrebas première mise en garde contre l’amnésie : un ange
brûlant dans une flamme.
Dans l’eau du bassin l’aède observe avec stupeur deux carpes
farcies aux jaunes d’œufs.
La mort des deux frères sauvera-t-elle la cité sur les ruines du lignage?

Liliane Giraudon, La sphinge mange cru, Al Dante 2014

 

 

 

***
https://sottopelle.wordpress.com/2012/07/11/liliane-giraudon-la-poetesse-homobiographie/

 

 

Joyce Mansour – Inventario non esaustivo dell’indecente o il naso della medusa

 

 

Joyce5

Ciò che è indecente  fa arrossire
Il  sangue alla testa
Il contraccolpo
La fuga in avanti
Censura
Indecente la bara coperta da una bandiera
Indecenti i discorsi le medaglie i morti sul campo di battaglia
Oscena la guerra
Indecente la solitudine del vecchio
Oscena la miseria
Indecente il paravento che nasconde l’agonizzante
Agli occhi dei moribondi
Indecenti gli indifferenti i servili gli staliniani
Indecenti gli attratti dall’Ordine 

I portatori di manganello e di aspersorio
Indecente il passo cadenzato
La pena capitale la detenzione preventiva
Indecenti le prigioni
Oscena la tortura
Indecente la forza armata
che sfila sulle strade della città in festa
Indecente l’acne rossa all’occhiello
Tutto è legione salvo l’onore
Indecente l’Accademia?
Tropp’ onore(i)!
Indecenti  quelli che fanno parlare i morti
La bocca  fresca come una rosa
Indecenti i sondaggi sulla popolazione passiva

 
Indecente il bavaglio
Osceno l’imbavagliato
Indecente il razzismo
Oscena la morte

 

traduzione di rita r. florit

 

 

***

Inventaire non exhaustif de l’indécent ou le nez de la méduse

 

Ce qui est indécent fait rougir
Le sang à la tête
Le choc en retour
La fuite en avant
Censure
Indécent le cercueil couvert d’un drapeau
Indécents les discours les médailles les morts au champ d’honneur
Obscène la guerre
Indécente la solitude du vieillard
Obscène la misère
Indécent le paravent qui dérobe l’agonisant
Aux yeux des moribonds
Indécents les indifférents les béni-oui-oui les staliniens
Indécents les fascinés de l’Ordre
Les porteurs de matraque et de goupillon
Indécent le pas cadencé
La peine capitale la prison préventive
Indécents les asiles
Obscène la torture
Indécente la force armée
Qui se déploie sur les pavés de la ville en fête
Indécente l’acné rouge de la boutonnière
Tout est légion sauf l’honneur
Indécente l’Académie ?
Trop d’honneur(s) !
Indécents ceux qui font parler les morts
La bouche enfarinée
Indécents les sondages de reins de la population passive
Indécent le bâillon
Obscène le bâillonné
Indécent le racisme
Obscène la mort

Joyce Mansour, Faire signe au machiniste (1977)

 

 

 

 

 

 

P.J.Jouve Fin du monde

Le poète a toujours
au cœur d’immenses murs
couverts de signes
quand les villes partout
voient crouler leur amour
sous toi dispensateur

de déserts. Il verra
s’effacer tous les signes
Tu ne veux à ces murs
que la légère odeur
du vide et la douleur
qui sépare à jamais
être néant et signe.

 

*

 

Dentro sé il poeta ha sempre
muri immensi
coperti di segni
mentre le città dovunque
vedono crollare il loro amore
sotto il tuo potere dispensatore

di deserti. Vedrà
cancellarsi ogni segno
Tu non vuoi di questi muri
che il leggero odore
del vuoto e il dolore
che separa per sempre
essere nulla e segno.

(tr. di Alfredo Riponi e Rita R. Florit)

 

*

 

Queste mura interiori del poeta, coperte di segni che poi si cancellano, perché “Tu” (Dio?) vuole solo conservare di queste mura l’odore del vuoto, “l’odore dell’argine negli occhi”…, c’è questo iato tra essere, nulla e segno, odore del vuoto, dolore della separazione tra segno e senso. Ci sono i riferimenti biblici al crollo delle mura di Gerico e Gerusalemme, questa visione apocalittica da “fine del mondo”. Il crollo delle mura delle città è quello del culto che viene loro reso. Della “Nuova Gerusalemme” descritta nell’Apocalisse è detto che “le sue porte non verranno mai chiuse; resteranno aperte tutto il giorno, e non ci sarà mai notte”. Il poeta si rivolge a Dio e il suo è un dio biblico, più ebraico che cristiano, un dispensatore di deserti che ricorda l’Adonai, signore degli eserciti, un dio guerriero che schiaccia i suoi nemici e distrugge le città, metafora anche della Guerra che è stata un fantasma potente per Jouve, questa poesia è del ’47, gli echi della guerra non sono del tutto spenti ….

(a.r – r.r.f.)

 

 

L’AZUR L’AZUR L’AZUR

Une une vraie terreur régnait dans le ciel bleu, mesure exacte du crime des hommes. Une accablante prison de ciel bleu était posée sur nous, noircissant les rues, meurtrissant les rivières, rongeant le végétal, desséchant les sucs de toute la terre, sans répit, sans espérance ou même grâce. On comprenait enfin que le ciel était ennemi de Dieu. La ceinture brûlante de la planète remontait jusqu’à son visage, tuant l’esprit de vérité, de fine variété et d’habitation sensible : Sur le haut espace – et voici le nouveau choléra, le Progrès – étaient tracées les chandelles des avions destructeurs.

 Pierre Jean Jouve, Proses,Gallimard 1995

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L’AZZURRO L’AZZURRO L’AZZURRO

Un vero terrore regnava nel cielo blu, misura esatta del crimine degli uomini. Un’opprimente prigione di cielo blu pesava su di noi, oscurando le strade,
schiacciando i fiumi, corrodendo il verde, disseccando i succhi di tutta la terra, senza tregua, senza speranza o grazia. Alla fine si comprendeva che il cielo era
nemico di Dio. La cintura ardente del pianeta risaliva fino al suo volto, uccidendo lo spirito di verità, di fine diversità e di dimora sensibile. Sull’alto spazio – ecco
il nuovo colera, il Progresso – erano tracciate le scie degli aerei distruttori.

trad.  Rita R. Florit

.

:

Ghérasim Luca – La Fine del mondo – Carte nel vento, dicembre 2013

la fine del mondo

Sul sito http://www.anteremedizioni.it/

il nuovo numero di “Carte nel vento”, la rivista on-line del Premio Lorenzo Montano.
http://www.anteremedizioni.it/montano_newsletter_anno10_numero21

Ghérasim Luca – La Fine del mondo – Carte nel Vento-Anterem, dicembre 2013

con una nota di Alfredo Riponi e Rita R. Florit


.

Angèle Paoli – Il Leone degli Abruzzi

http://terresdefemmes.blogs.com/mon_weblog/le-lion-des-abruzzes-chez-cousu-main.html


 

Il  Leone degli Abruzzi

 

I

Lei
aveva dimenticato tutto
di quel giorno
tutto o quasi
Ed era febbraio
il tempo delle febbri
fredde
delle luci
filanti
che filtrano tra le dita nude
dei platani
era il tempo del Tevere
dello scorrere d’acque
brumose
sugli argini
era il tempo
dei giorni brevi
in cui percorrere le vie
della città
urta  ai limiti
della notte
presto scesa
era il tempo
della cantina
di Largo Argentina
a due passi dal Foro
di Cesare assassinato
“tu quoque mi fili”
parole di morte

risuonano in gola
Cesare assassinato vacilla
sotto la lama affilata
che lacera il cuore
E non restano
che gatti erranti
su un campo di rovine
e frammenti smembrati
di colonne distese
che nessuno
interroga più

Era il tempo
delle deambulazioni
nel passato distrutto
della città in inverno.

.

II

.
Una sera
una sera di nera notte
senza luna  la cantina
sembrò tutt’altro
appena socchiusa
la porta
subito richiusa
sulle nozze festose
si riaprì su loro tre
pregandoli di entrare
e d’accomodarsi
Restarono immobili
sulla soglia
indecisi
ma la voce pressante
li invitò
tra gli ospiti
presero posto
al grande tavolo
apparecchiato  a festa

Come ospiti d’onore
occupavano il centro
attorniati da volti
accorti
ridendo e parlando ad alta voce
per celebrare
il fiero festino
di una notte di nozze.

III

C’erano
tonache nere
e cornette bianche
gioia soprattutto
e buonumore
si mangiava e rideva
 si rideva e beveva
e tutto scorreva a fiotti
le risa e i vini
anche la musica
riempì la grande sala
 e ognuno si alzò
per seguire
i musicisti
in sarabanda
pesanti velluti
e scarponi
da campo
cappelli
delle montagne
incise dai venti
mandolini e vielle
trictrac tamburelli
pifferi e flauti.

Cornette e tonache
s’univano
non formando
che un unico uccello
del tempo

 

IV

 
La cornetta era bella 
bella ma nera 
grande uccello bianco 
vibrante 
d’ampie ali 
pronto a involarsi 
una mano sollevò 
alto
il plissé dell’abito 
scoprendo 
una coscia audace 
inguainata di nero 
nella rete a losanghe 
salendo in alto 
fino alla giarrettiera 
dove sanguinava scarlatta 
una rosa splendente 
posta
ai confini eburnei 
della carne

 

Invitata dalla tonaca 
lunga 
lunga e nera 
la cornetta indiavolata 
si alza
inarcandosi snella 
un lembo di abito cadde 
poi un altro ancora 
scoprendo 
una gonna stretta  
sulla coscia inguainata 
di nero 
e la rosa scarlatta 
sempre  ancorata
come un cuore
aperto 
alla rete 
satinata di nero 
e grondante 
petali  di sangue

 

Lei 

 

volteggiava
ritmando il saltarello 
a tre tempi busto offerto 
seni tesi 
sotto la velatura 
fianchi inarcati in attesa 
di un invito segreto 
e l’Eros fluiva
diffondendo onde 
di piacere 
ammalianti onde 
di flussi insospettati 
e i tacchi sbattevano 
decisi e ribelli  
firmavano il rifiuto 
della bella a cedere 
alle leggi selvagge 
del desiderio.

 

 

Lei

 

Abbagliata
seguiva con lo sguardo
l’ uccello della notte
scossa da brividi
assorta
nella precisione
di gesti e posture
un cavaliere si offrì
s’impossessò
del suo sguardo
e poi delle sue spalle
lei
turbata tentò
di sottrarsi ma
portata
verso il centro
dentro al cerchio
lei
arrischiò un passo
poi un altro
presa
nel turbinio nero
del ritmo degli Abruzzi 

 

Il Leone di montagna
guardiano del suo mistero
presidiava
a questa notte esaltante
dove il suo corpo sedotto
si lasciò abbracciare
e guidare e trasportare
nei voli
delle parole
e delle figure. 

 

Lei

era entrata senza effrazione
in una notte
vibrante di verità
s
otto le sue maschere esclusive
una notte
di carnevale romano
c
he la rigetta
nel mattino nascente
ebbra di stanchezza e di risa
ancora titubante dei voli
dell’ultimo saltarello
nelle vie inebetite
di Largo Argentina
biancore smorto
di un’aurora svuotata
della sua sostanza livida.

Poco lontano
tra le colonne spezzate
e i gatti addormentati
planava sul Foro
l’ombra ancora calda
del sangue rappreso
di Cesare
assassinato. 

 

 traduzione di Rita R. Florit

 

 ***

 

Angèle Paoli  è nata a Bastia, ha insegnato letteratura francese e italiano in Piccardia.
Oggi vive nell’ Alta Corsica. Dal 2004 anima la rivista  letteraria on line “Terres des femmes” dove redige una rubrica di critica letteraria.
Nel 2013 ha vinto il  « Premio Aristote » per la critica poetica.

Ha pubblicato:
À l’aplomb du mur blanc (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2008),

Lalla ou le chant des sables, récit-poème (éd. Terres de femmes, 2008. Préface de Cécile Oumhani),
Corps y es-tu ? (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2009),
Le Lion des Abruzzes (récit-poème, éd. Cousu Main, 2009),
Carnets de marche (éd. du Petit Pois, 2010),
Camaïeux (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2010),
Solitude des seuils (livre d’artiste, gravure de Marc Pessin sur un dessin de Patrick Navaï, éd. Le Verbe et L’Empreinte, 2011),
La Figue (livre d’artiste, Dom et Jean Paul Ruiz, 2012. Préface de Denise Le Dantec),
 Solitude des seuils (éd. Colonna, 2012. Liminaire de Jean-Louis Giovannoni).
De l’autre côté, aux éditions du Petit Pois.

Opere in collaborazione

Philippe Jambert (photos) et Angèle Paoli (textes), Aux portes de l’île, éd. Galéa, 2011 ;
Angèle Paoli et Paul-François Paoli, Les Romans de la Corse, éd. du Rocher, 2012 ;
Pas d’ici, pas d’ailleurs (anthologie francophone de voix féminines contemporaines) (poèmes réunis par Sabine Huynh, Andrée Lacelle, Angèle Paoli et Aurélie Tourniaire – en partenariat avec Terres de femmes), éd. Voix d’encre, 2012.
In corso di pubblicazione: Philippe Jambert (photos) et Angèle Paoli (textes), Fontaines de Corse, éd. Galéa.

Angèle Paoli è presente in anthologie e opere colletive nelle riviste Pas Pas, Faire-Part, Poezibao, Europe, Siècle 21, La Revue des Archers, NU(e), Semicerchio, Thauma, Les Carnets d’Eucharis, DiptYque n°1 et n° 2, Le Quai des Lettres, Décharge, Mouvances, PLS (Place de la Sorbonne), Diérèse.

ténar

Esaltare l’abisso
fenditure allineate
città-baratri
orli ripidi alture
disa(r) mare gli scudi
geometrizzare l’osso
ossidiano  ipocondrio
sul versante ipoténar

puntellare vuoti
coste   morsi ferite

acuminare i flussi
impronta metamorfica
asperità floema
vasi comunicanti
dilatarsi in ramo
armare il sangue
ascensionale
nella notte cava

fendere resistenze
calamitare rese

percepire l’animale morente
semovente semiopàle
convessità scalare
gemiti-striature
blindare l’esoscheletro
obliare il centro
focus in fuga

radiale

in spazio terracqueo

Per Emilio Villa

parabol(ich)e dell'ultimo giorno per Emilio Villa

AA.VV. Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – per Emilio Villa
antologia di prosa, poesia e saggistica a cura di Enzo Campi

contributi critici, operazioni verbovisive e scritti dedicati di

Daniele Bellomi, Dome Bulfaro, Giovanni Campi, Biagio Cepollaro, Tiziana Cera Rosco, Andrea Cortellessa, Enrico De Lea, Gerardo de Stefano, Marco Ercolani, Flavio Ermini, Ivan Fassio, Rita R. Florit, Giovanna Frene, Gian Paolo Guerini, Gian Ruggero Manzoni, Francesco Marotta, Giorgio Moio, Silvia Molesini, Renata Morresi, Giulia Niccolai, Jacopo Ninni, Michele Ortore, Fabio Pedone, Daniele Poletti, Davide Racca, Daniele Ventre, Lello Voce, Giuseppe Zuccarino, Enzo Campi

Il Volume comprende una selezione di testi di Emilio Villa 


può essere acquistato scrivendo a
info@dotcompress.it

PUNTO ​/ almanacco della poesia italiana

 

INDICE​   n. 3-2013

http://almanacco.wix.com/punto#!indice/cofk

 

 

 

 

[…]

OLTRECONFINE

Salvador Espriu, Poesie, a cura di Luca Ariano
Benoît Gréan, La vivisection de la vie, a cura di Rita Florit e Alfredo Riponi
Ilya Kaminski, Ballando a Odessa, a cura di Francesco Tomada
Víctor Rodríguez Núñez, Poesie, a cura di Emilio Coco

Mistica

La dimora del tempo sospeso

J. Bousquet, Mistica

Joë Bousquet
Massimo Sannelli

Eco è veramente la dea del linguaggio poetico. Sull’opera che deve nascere, fa passare questo soffio lamentoso, desolato, in cui si eleva l’esigenza della vita fisica che si alimenta di uniformità e ripetizioni. Nel pensiero la vita vuole ritrovare la carne; ecco perché la poesia è il suo atto più alto: interiorizza la parola. E io pensavo a questo, è chiaro, quando ho scritto, in un quaderno di note che ho sotto gli occhi: «scrivere è trovare il cammino delle lacrime, scoprendo quello che si conosceva. Siamo separati dal mondo perché lo siamo da noi stessi; una ferita è proprio questa separazione, e se siamo feriti possiamo amare solo ferendo». Sono certo che esistano esseri di luce, e la loro mente annulla la distanza con la velocità. Tutta la realtà è il contenuto del loro pensiero. (Joë Bousquet)

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Planta occulta

https://vimeo.com/15102928

 

*

 

Varchi del rosso

2006 videopoesia

L’opera video che Rita Florit, scrittrice e autrice di video, ha realizzato insieme ad Enrico Frattaroli, autore di opere teatrali, acustiche e visive, rappresenta lo scorrere del sangue attraverso i vasi sanguigni sovrapponendolo al fluire stesso del mondo, della natura e dei pensieri umani. Si tratta di un lavoro semplice quanto incredibilmente solenne, che rimanda all’eco delle più antiche culture, in particolare alla giapponese, grazie agli ideogrammi che compaiono rosso su rosso nella creazione della suggestione di uno scorrimento fluido simile a quello di un panneggio di sostanza organica. Il rapporto costante tra micro e macro permette allo spettatore di entrare e uscire, di sentirsi parte in causa e di vedersi, allo stesso tempo, come dal di fuori. Ma se l’immagine rimanda decisamente alla cultura orientale, il testo e la voce recitante assumono la valenza costante di un’eco proveniente dal passato, dal rimosso, un dimensione di costante evocazione. La vita e la morte si inseguono, la bellezza della natura diventa subito dolore, la condizione dell’esistere è totalmente sospesa ad un filo che minaccia, ad ogni istante, di interrompersi. Se il sangue dà vita, quindi, può anche toglierla, ed ecco che lo vediamo invadere di citazioni e rimandi il mondo vegetale, gli uccelli, lo vediamo travalicare “il muro occidentale”, generare “sinaptiche scintille”, accompagnare “antichi cori funebri” attraverso il suo suono sordo, cupo, costante. Solo alla fine, con l’attenuarsi della voce, sembra avere una piccola impennata tonale, anch’essa, comunque, destinata a svanire. A questo punto lo schermo diventa buio, il sangue sembra uscire dalla scena, non ha più voce, non ha più immagine … ma non è semplice definire ciò che accade nell’attimo successivo, è come se ognuno sentisse scorrere il proprio sangue dentro le proprie vene per la prima volta e questo lo legasse alla vita animale e vegetale in senso nudo e diretto. E’ come se tutto diventasse precario ed effimero per noi esseri umani, così come può esserlo per una rosa o per un passero. Non più onnipotenza, ma frammenti di realtà e di verità.
Francesca Pietracci

Dopo l’ennesimo plagio visto ieri sera su La7 -Crozza nel paese delle meraviglie – riporto all’attenzione questo video del 2006 e i suoi autori ( Florit-Frattaroli-Melpignano)
Evidentemente quest’opera è piaciuta molto agli scenografi televisivi, infatti fu già utilizzata nella trasmissione  di Fazio ‘Che tempo che fa’ del 2010 e al Festival di Sanremo 2011.

Ghérasim Luca – Vie nue

gherasimluca

[testo inedito proveniente dal fondo Ghérasim Luca della Bibliothèque littéraire Jacques Doucet, pubblicato in “Fusées n° 7”]

à

Vie nue

Vie nue

nulle vide

nulle vide divine

vide divine vide

vide nul

nu vide

nu vide

le nu et le vide

une nuée de nus vides

nudité et nullité vides

l’idée vide

idée nue et vide

le nu évite le vide

 à

Vita nuda

n

Vita nuda

nulla vuota

nulla vuota divina

vuota divina vuota

vuoto nullo

nudo vuoto

nudo vuoto

il nudo e il vuoto

una nube di nudi vuoti

nudità e nullità vuote

l’idea vuota

idea nuda e vuota

il nudo evita il vuoto

:

trad. a.riponi e rr.florit

,

b