Deserti

Mia natura è il Fuoco
sarà vero sarà poi vero?
La cosa è consumata, gli occhi
Ti si sono rigirati in dentro
Una seconda vista celeste li abita.

Pierre Jean Jouve da Les noces (1925-31) trad. Nelo Risi

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P.J.Jouve Fin du monde

Le poète a toujours
au cœur d’immenses murs
couverts de signes
quand les villes partout
voient crouler leur amour
sous toi dispensateur

de déserts. Il verra
s’effacer tous les signes
Tu ne veux à ces murs
que la légère odeur
du vide et la douleur
qui sépare à jamais
être néant et signe.

 

*

 

Dentro sé il poeta ha sempre
muri immensi
coperti di segni
mentre le città dovunque
vedono crollare il loro amore
sotto il tuo potere dispensatore

di deserti. Vedrà
cancellarsi ogni segno
Tu non vuoi di questi muri
che il leggero odore
del vuoto e il dolore
che separa per sempre
essere nulla e segno.

(tr. di Alfredo Riponi e Rita R. Florit)

 

*

 

Queste mura interiori del poeta, coperte di segni che poi si cancellano, perché “Tu” (Dio?) vuole solo conservare di queste mura l’odore del vuoto, “l’odore dell’argine negli occhi”…, c’è questo iato tra essere, nulla e segno, odore del vuoto, dolore della separazione tra segno e senso. Ci sono i riferimenti biblici al crollo delle mura di Gerico e Gerusalemme, questa visione apocalittica da “fine del mondo”. Il crollo delle mura delle città è quello del culto che viene loro reso. Della “Nuova Gerusalemme” descritta nell’Apocalisse è detto che “le sue porte non verranno mai chiuse; resteranno aperte tutto il giorno, e non ci sarà mai notte”. Il poeta si rivolge a Dio e il suo è un dio biblico, più ebraico che cristiano, un dispensatore di deserti che ricorda l’Adonai, signore degli eserciti, un dio guerriero che schiaccia i suoi nemici e distrugge le città, metafora anche della Guerra che è stata un fantasma potente per Jouve, questa poesia è del ’47, gli echi della guerra non sono del tutto spenti ….

(a.r – r.r.f.)

 

 

L’AZUR L’AZUR L’AZUR

Une une vraie terreur régnait dans le ciel bleu, mesure exacte du crime des hommes. Une accablante prison de ciel bleu était posée sur nous, noircissant les rues, meurtrissant les rivières, rongeant le végétal, desséchant les sucs de toute la terre, sans répit, sans espérance ou même grâce. On comprenait enfin que le ciel était ennemi de Dieu. La ceinture brûlante de la planète remontait jusqu’à son visage, tuant l’esprit de vérité, de fine variété et d’habitation sensible : Sur le haut espace – et voici le nouveau choléra, le Progrès – étaient tracées les chandelles des avions destructeurs.

 Pierre Jean Jouve, Proses,Gallimard 1995

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L’AZZURRO L’AZZURRO L’AZZURRO

Un vero terrore regnava nel cielo blu, misura esatta del crimine degli uomini. Un’opprimente prigione di cielo blu pesava su di noi, oscurando le strade,
schiacciando i fiumi, corrodendo il verde, disseccando i succhi di tutta la terra, senza tregua, senza speranza o grazia. Alla fine si comprendeva che il cielo era
nemico di Dio. La cintura ardente del pianeta risaliva fino al suo volto, uccidendo lo spirito di verità, di fine diversità e di dimora sensibile. Sull’alto spazio – ecco
il nuovo colera, il Progresso – erano tracciate le scie degli aerei distruttori.

trad.  Rita R. Florit

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:

Pierre Jean Jouve letto da Anaïs Nin

 

« je me drogue avec Dans les années profondes. Quelle drogue puissante ! »

 

«Pierre Jean Jouve a saisi des états d’âme, des sensations, des rêves et révélations que personnes d’autres n’a captés. Un monde nouveau, suspendu entre le désir bestial et l’hallucination, entre la perversité et l’analyse. Là encore, la passion les yeux ouverts, toujours imbriqués dans la mort. »
(4 décembre 1937)

 

 

da  http://www.pierrejeanjouve.org/Jouve-Notes_eparses/Jouve-Lecteurs/Jouve-Notes_eparses-JPLL-Anais_Nin_lectrice_de_PJJ.html

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Pierre Jean Jouve – Fin du monde

Le poète a toujours

au cœur d’immenses murs

couverts de signes

quand les villes partout

voient crouler leur amour

sous toi dispensateur

de déserts. Il verra

s’effacer tous les signes

Tu ne veux à ces murs

que la légère odeur

du vide et la douleur

qui sépare à jamais

être néant et signe.

 

*

 

Dentro sé il poeta ha sempre

muri immensi

coperti di segni

mentre le città dovunque

vedono crollare il loro amore

sotto il tuo potere dispensatore

di deserti. Vedrà

cancellarsi ogni segno

Tu non vuoi di questi muri

che il leggero odore

del vuoto e il dolore

che separa per sempre

essere nulla e segno.

 traduzione Rita R. Florit  e Alfredo Riponi

*

Queste mura interiori del poeta, coperte di segni che poi si cancellano, perché “Tu” (Dio?) vuole solo conservare di queste mura l’odore del vuoto, “l’odore dell’argine negli occhi”…, c’è questo iato tra essere, nulla e segno, odore del vuoto, dolore della separazione tra segno e senso. Ci sono i riferimenti biblici al crollo delle mura di Gerico e Gerusalemme, questa visione apocalittica da “fine del mondo”. Il crollo delle mura delle città è quello del culto che viene loro reso. Della “Nuova Gerusalemme” descritta nell’Apocalisse è detto che “le sue porte non verranno mai chiuse; resteranno aperte tutto il giorno, e non ci sarà mai notte”. Il poeta si rivolge a Dio e il suo è un dio biblico, più ebraico che cristiano, un dispensatore di deserti che ricorda l’Adonai, signore degli eserciti, un dio guerriero che schiaccia i suoi nemici e distrugge le città, metafora anche della Guerra che è stata un fantasma potente per Jouve, questa poesia è del ’47, gli echi della guerra non sono del tutto spenti ….

(a.r – r.r.f.)

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Il giardino dell’Eden


À l’orient
On voit le réservoir du jour et de la nuit tandis qu’au nord réside la fraîcheur désirée. Les vents insoumis viendraient plutôt de l’ouest mais qui le sait jamais? Dans le sud les étoiles tracent le signe appelé Croix, et les montagnes sont chargées de fermer le monde et les parties intérieures du monde ou jardins, car au-delà commence la grande quantité de liquide laquelle n’a point de fin, ni vie ni habitants.


continua qui

http://rebstein.wordpress.com/2010/07/01/il-giardino-delleden/

Pierre Jean Jouve

Traverse d’un cri mon cerveau, hirondelle aux quatre
douleurs
C’est aujourd’hui le plus ancien printemps
Dans le ciel gris la croix grise du convent
Et la tempête a métamorphosé les verdures.


*Deserts* da les Noces (1925-1931)


photo by G. Antonietti di Cinarca
photo by G. Antonietti di Cinarca


Rondine di dolori, trafiggi con un grido il mio cervello
Oggi è la più antica primavera
Nel cielo grigio la croce grigia del convento
E la tempesta ha trasmutato il verde.


traduzione di rita r. florit


Espiritual

 

ESPIRITUAL
 

Après un siècle la figure de la soie

Qui retenait le ventre avait été brulée

Mais la lettre mise en contact avec le nard

Enfermée dans un coffre de fer

Sentait encore l’intime en traversant le fer.


 

Pierre Jean Jouve Matière céleste


 

***


 

Dopo secoli la forma della seta

Che cingeva il ventre era stata bruciata

Ma la lettera in contatto col nardo

Chiusa in un forziere ancora

L’intimo odorava attraverso il ferro.

 


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traduzione rita r. florit e alfredo riponi