Simone Weil – La Lettera sociale

L’uomo in tanto è schiavo in quanto fra l’azione e l suo effetto, fra lo sforzo e l’opera, si situa l’intervento di volontà estranee.
È questo il caso, oggi,  e dello schiavo e del padrone. Mai l’uomo è di fronte alle condizioni della propria attività. La società fa da schermo fra la natura e l’uomo.

Essere in faccia alla natura e non agli uomini è l’unica disciplina. Dipendere da una volontà estranea significa essere schiavo: Ora, questa è la sorte di tutti gli uomini: Lo schiavo dipende dal padrone e il padrone dallo schiavo. Situazione che rende o supplicante o tiranno o tutt’e due le cose insieme ( omnia serviliter pro dominazione). Invece, di fronte alla natura inerte, l’unica risorsa è pensare […]

[…]Considerare sempre gli uomini al potere come cose pericolose.
Farsi da parte quanto più si può senza doversi disprezzare. E se un giorno ci si vede costretti, sotto pena di viltà, di andare a infrangersi contro la loro potenza, considerarsi come vinti dalla natura delle cose e non dagli uomini. Si può essere in cella e incatenati ma si può essere anche colpiti da cecità o paralisi. Nessuna differenza.
Solo modo di osservare la propria dignità nella sottomissione forzata: considerare il capo come una cosa. Ogni uomo è schiavo della necessità, ma lo schiavo cosciente è molto superiore.[…

da L’ombra e la grazia, Bompiani. Testi a fronte, 2007
trad. Franco Fortini

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