Eva di Autun

 

gislebertus_eva

[…] Eva coglie il frutto. E’ ancora attaccato all’albero, le dita di Eva si chiudono su di esso. Eva non lo guarda. Lo coglie con la mano sinistra, il braccio teso dietro di sé, in senso inverso allo sguardo. Non vuol sapere nulla di quel frutto, né del braccio proteso, né della mano che lo coglie. Ma ha aperto occhi che vedono. Li ha appena aperti, nell’istante in cui ha proteso quel braccio sinistro, cieco, e quella mano che afferra il frutto, si direbbe, a tentoni. Eva è tutta intera questo gesto che essa ignora, fugge, abolisce, e che la fa essere. Apre gli occhi per non vederlo.

Non che sia distratta o addormentata. Quale attenzione, anzi, in questo sguardo che ignora il gesto e che non guarda nulla, in questa palpebra inferiore, incavata dall’ angoscia del primo istante! Questo movimento inaudito, senza precedenti, che nessuna favola ancora aveva saputo rendere familiare, Eva lo vive nella sua novità radicale. Il volto intero ascolta.
Labbra serrate,occhi troppo grandi, guance irrigidite: il volto, assente a sé per troppa attenzione, ascolta.
Cosa ascolta Eva?
Ascolta la nascita di un ascolto. Quando la sua mano sinistra si allontana da lei, per cogliere a sua insaputa – Eva vuole ignorarlo – il frutto proibito, la sua mano destra, al di sopra di quel gomito ancora preso nella terra eterna, sfiora, per la prima volta, la sua guancia. Con una mano Eva coglie il frutto, con l’altra tocca se stessa. Strano gesto:sorpresa, paura, pietà di Eva che si scopre prima di aver detto “io”. Come dopo un sogno, dopo un’infinita assenza questa mano destra che la tocca sente di toccare. Questa guancia toccata si sente toccata. Eva si sa. Ascolta e sa di ascoltare
Ascolta fuori di sé? Dentro di sé? La mano che tocca la guancia e la testa si inscrivono nel vuoto di un fusto curvo e forte. Si direbbe che essa vi si appoggi e ascolti dentro a quel fusto, con l’orecchio nascosto , il proprio inizio. […
]


 

 

Jeanne Hersch, La nascita di Eva, saggi e racconti. Interlinea ed. 2000



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2 pensieri riguardo “Eva di Autun”

  1. Bellissimo testo, che ha gli echi e le sospensioni di un recitativo (chissà, magari a teatro è già arrivato). Jeanne Hersch, l’allieva “dissidente” di Heidegger, autrice peraltro di un bel saggio sul tempo musicale. Quel suo domandare: “Cosa ascolta Eva?
    Ascolta la nascita di un ascolto”, oltre alla questione del tatto e del toccare, mi ha ricordato naturalmente Nancy; ma la prosa di Hersch è più casta e bella della sua, casta diva.
    Grazie per la lettura!

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    1. Un brevissimo saggio su Eva nel bassorilievo di Autun che diventa davvero “ascolto” perchè Hersch vede al di là del visibile e si mette lei stessa in ascolto di ciò che l’immagine suggerisce. Forte l’eco di Nancy concordo Alessandro, forse Hersch piace proprio per questo raccordo, i saggi che seguono sono meno avvincenti, almeno per me. Grazie a te!

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