Poiché l’attesa…

“Poiché l’attesa s’inoltra profondamente nell’aperto” (M. Heidegger)

Ho una piccola dimora acquisita
nei luoghi oscuri,dalla notte accesi.
Pur circondandomene mal li distinguo,
se stordita appena li avverto.
Strada,l’attraversai rincorrendomi.
Riposi le stelle nell’armadio
per attenermi meglio al presente.
Ma il dubbio assiduo mi corrode
che l’unica dimora è nel pensiero,
poiché non volli abbandonarmi
agli Abbandoni che rivelano.
Votata a promesse di ritorni
non fui che povera cosa,
anche se abbagliai con fulgore di rosa.

*

Se accanto a te tornassi per un poco
chissà se ti ritroverei, tutto è cambiato.
Se camminandoti ancora a fianco
ti riconoscessi… Che scacco!
M’allontanai così volutamente
dalla tua casa di musica e di roccia
che rose lussuose e modesti gerani dischiudeva.
Il ritorno si sa, ha odore acre di sconfitta,
o resa, quando tornare è rientrare,
farsi contenere.
“Poiché l’attesa s’inoltra
profondamente nell’aperto”
è solo al mondo ch’io voglio appartenere.

Rita R. Florit, Lezioni inevitabili, LietoColle2005

*

Ho una piccola dimora acquisita / nei luoghi oscuri,dalla notte accesi.

Il sentiero percorso dalla filosofia occidentale, dalla metafisica, nella perdita del cielo e degli dèi, è il sentiero della Notte. Nell’apparire dell’essere e del niente, è il mondo che è chiamato alla luce.

Pur circondandomene mal li distinguo, / se stordita appena li avverto.

Mal si distingue questo luogo che è il mondo nella Notte dell’essere.

“Per la prima volta le cose vengono alla luce nella Notte, e i colori, i suoni, il sole, la luna, la vita e la morte” (EN).

Strada, l’attraversai rincorrendomi. / Riposi le stelle nell’armadio / per attenermi meglio al presente.

Dal passato al futuro attraverso il mondo, la strada, il sentiero del Giorno, il presente. Le stelle sono gli ultimi detriti dell’Olimpo, il presente dell’uomo nega questo passato, lo accantona.

“Il nichilismo è la celebrazione della penuria dell’esistenza: l’esistenza di qualcosa esige l’inesistenza (la nientità) del suo opposto; l’esistenza del presente esige l’inesistenza del passato e del futuro. Al di fuori del nichilismo, gli opposti non si contendono l’esistenza, ma la godono insieme. Il passato e il futuro sono: come il presente” (EN).

Ma il dubbio assiduo mi corrode / che l’unica dimora è nel pensiero

È il pensiero che fa della terra l’unica dimora e il rifugio dell’uomo, il mondo, nella sua solitudine.

“La solitudine della terra è negazione della verità dell’essere; ma solo nella verità dell’essere appare ciò che la solitudine è. Il mondo testimonia la solitudine della terra – e la solitudine è l’inconscio del mondo” (EN).

Poiché non volli abbandonarmi / agli Abbandoni che rivelano

Votata a promesse di ritorni non / fui che povera cosa, anche se / abbagliai con fulgore di rosa.

L’abbandono rivela solo quello che è: l’abbandono della casa del padre e il sottrarsi al destino. Ma l’abbandono al quale non ci si abbandona non esclude il ritorno, la riconciliazione. L’abbagliamento del corpo nasconde essenzialmente la solitudine dell’uomo. “Il nostro corpo – che appartiene alla solitudine della terra – si mantiene certamente in una sorta di prossimità all’apparire; le sue assenze da questo sono ogni volta seguite da un ritorno, e il ritorno nell’apparire accade anche ogni qualvolta noi confidiamo nel suo accadimento” (EN).

Se accanto a te tornassi per un poco / chissà se ti ritroverei, / tutto è cambiato.

Se camminandoti ancora a fianco / ti riconoscessi… Che scacco!

M’allontanai così volutamente / dalla tua casa di musica e di roccia /che rose lussuose e modesti gerani dischiudeva

L’allontanamento dalle cose più prossime, dalla bellezza, dal gusto, dalla solidità della roccia per andare verso l’Altrove, l’incognita dell’Altro da sé.

“Noi possiamo volere qualcosa – la casa, il cibo, l’amore – solo in quanto vogliamo innanzitutto l’orizzonte, all’interno del quale possono comparire le singole cose che vogliamo. L’accadimento della terra è l’orizzonte originariamente voluto, in cui è voluta ogni cosa che vogliamo” (EN).

Il ritorno si sa, ha odore acre / di sconfitta, o resa, quando tornare / è rientrare, farsi contenere.

Il ritorno è un andare di nuovo all’infanzia, dove si ritrovano le persone e le cose da amare, come nella poesia di Rilke “Dura il ricordo -: forse in una pioggia, / ma non sappiamo ritrovarne il senso”, dove il ricordo non si spegne mai.

“La descrizione della terra, così come appare attualmente, è la descrizione della solitudine. Il modo in cui le altre persone umane sono corpo e comportamento e vengono in relazione al mio corpo e al mio comportamento, viene condotto nell’apparire dal modo in cui ho accolto l’offerta della terra. Così il corso seguito dalle stelle, dal sole e dalle stagioni; così il distendersi dello spazio attorno ai miei occhi e il radunarsi dei colori e dei suoni” (EN).

“Poiché l’attesa s’inoltra / profondamente nell’aperto” / è solo al mondo ch’io voglio appartenere.

Il discorso filosofico è apertura al mondo. Il discorso biologico è solipsistico, viviamo per mantenere la struttura biologica, siamo programmati, fin dalla fecondazione dell’ovulo, a questo fine, la ragion d’essere d’ogni struttura vivente è essere.

“La verità dell’essere si manifesta in una pluralità di aperture. Come possibilità di questa pluralità di aperture, la struttura originaria della verità dell’essere non ha nulla a che vedere col solipsismo. Il solipsismo è la negazione di questa possibilità. […]

Ma ciò non vuol dire che sulla terra non sia possibile un altro modo di vivere oltre quello costituito dallo sviluppo biologico, e che i colori, i suoni, le forme, i profumi, i piaceri non possano apparire che all’interno di tale sviluppo, e che la stessa nascita e morte del corpo non possano che racchiudere gli spettacoli della terra tra un’oscurità iniziale e un’oscurità terminale.

L’uomo ha sempre tentato di evadere dallo sviluppo biologico, come unico modo di vivere sulla terra. Il nutrirsi, l’unione dei sessi, l’abitare e il mantenimento del fuoco, la caccia, il lavoro, la guerra e la pace, la festa sono vissuti dai popoli primitivi all’interno di un tempo sacro, dove l’uomo vive da immortale e si lascia alle spalle il tempo profano dello sviluppo biologico. […]” (EN).

Nota: EN, Severino – Essenza del Nichilismo.


Alfredo Riponi



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Un pensiero riguardo “Poiché l’attesa…”

  1. Il popolo greco ha guardato per primo il volto della verità e ne ha colto la fisionomia. […] I Greci hanno reso per primi testimonianza al tutto, cioè a quella dimensione di cose e vicende e mondi che non lascia nulla fuori di sé, e che quindi cela in sé ogni segreto, ogni risposta, ogni speranza, ogni delusione; hanno per primi pensato il tutto come tutto; e gli hanno dato un nome. Il significato originario di Caos (hiatus), indica l’apertura sconfinata, lo spalancamento senza limiti in cui emerge e si mantiene ogni cosa. […] Per questo si deve dire che il mito è la culla della fondamentale categoria filosofica: la categoria dell’intero; e questa è la ragione primaria per cui anche l’amante del mito è in certo modo filosofo. […] Se il mito è originariamente vissuto come verità, il passaggio al Logos è la nascita della testimonianza della verità, è il rilevamento della sua essenza; che è appunto di lasciar essere le cose così come sono, che è quel dire, quel porre, in cui sono le cose stesse ad imporsi. Anche il mito è un lasciar esposte le cose, ma, qui il contenuto non si impone in quanto tale, ma è imposto, è oggetto di un ποιείν, e quindi si dice che è poesia (almeno fin tanto che non ci si renda conto che il verace imporsi delle cose vive appunto nell’imposizione poetica).
    Nel Logos la verità prende coscienza di sé, nasce a se stessa, e quindi nasce per davvero: si sa come il lasciar essere ciò che si impone, ciò che si annunzia e si manifesta con autorità: è quindi fatale che, nel Logos, il contenuto mitico debba essere sostituito dal mondo” (Severino – Essenza del Nichilismo).

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